Riporto in seguito un post di Biagio del L’immateriale in quanto lo ritengo molto interessante..dunque:
Conoscevo poco dei PSB fino a un anno fa. Oggi potrei essere annoverato tra i loro appassionati. Cosa è successo nel frattempo e che c’entra questo con l’economia della conoscenza? Parecchio, perciò seguite il mio ragionamento.
Tramite un vagabondaggio su Wikipedia scoprii il sito dei PSB che offre la possibilità di ascoltare la loro musica in streaming. In più trovate notizie aggiornate, i testi dei brani, foto, la possibilità di acquistare online prodotti in licensing attraverso un sito dedicato.
Posso solo concordare con questo ragionamento..
Fino a pochi anni fa per conoscere meglio certa musica avrei dovuto comprare a scatola chiusa degli album interi, regolarmente o copie pirata, oppure chiedere all’amico appassionato di duplicarmi qualcosa. I PSB offrono 24 ore al giorno tutta la loro musica completamente gratis. In più, il canale della Parlophone (la loro casa di produzione) su YouTube offre decine di video ad alta definizione che con l’ultimo Real Player possono anche essere scaricati sul proprio computer.
Tutto questo sembra contraddire il vecchio buon senso commerciale, specialmente nel settore della musica e dei libri. Come si potranno mai ripagare le spese di produzione e il lavoro artistico se i contenuti sono gratis? Invece accade esattamente il contrario.
Ogni volta che fruisco della loro musica incremento la mia conoscenza del gruppo inglese. Chris Anderson ha già spiegato ne La Coda Lunga come si propaga la conoscenza marginale delle nicchie musicali o artistiche. Il direttore di Wired non ha però approfondito il tema della crescita intensiva di conoscenza di contenuti cognitivi o artistici. Questa conoscenza si traduce in sostegno, interesse, si diventa dei veri promoter: ho scoperto che la moglie di un amico ha tutti gli album dei PSB e sono stato io a comunicarle che era in uscita il loro nuovo album Yes.
A dire il vero finora non ho comprato nulla. Quindi dovrei essere calcolato nella schiera infinita degli scrocconi via internet. E tuttavia, a parte che grazie a me è stata venduta almeno una copia del nuovo album a poche settimane dalla sua uscita, i PSB hanno un nuovo fan pronto ad andare ai loro concerti, a proporre ad altri amici di farlo, a comprare singoli su iTunes, soprattutto a promuovere a sua volta la loro musica. Se suddividiamo i costi di progettazione, realizzazione e manutenzione del sito web su base annua (mentre i video su You Tube sono stati già prodotti anni fa e ammortizzati nelle spese di promozione) per tutti gli utenti unici che annualmente accedono al sito, ci accorgeremo che il costo contatto è pressoché nullo. Ho acquistato zero (per ora); sono costato pressoché zero (e costerò sempre di meno).
In realtà all’aumentare della conoscenza disponibile, con qualsiasi supporto, su un dato argomento o contenuto, aumenterà anche il numero di persone che conosceranno e apprezzeranno l’argomento o il contenuto. Le barriere tradizionali alla conoscenza non tengono il passo: il prezzo, la prova gratuita, la vetrina. Amazon dovrebbe offrire non poche pagine ma interi capitoli o l’intero libro in libera lettura: per qualche scroccone che si affaticherebbe a leggerli sul monitor molti altri si convincerebbero a comprarli. Le tracce-esempio di 30 secondi dovrebbero lasciare il passo all’ascolto completo e in streaming dell’album, con ovvi rimandi all’acquisto su iTunes e simili. Ma ancora: mettere online dispense e materiali di interi corsi universitari dovrebbe essere la prima strategia di marketing degli atenei. E poi: gli avvocati potrebbero mettere liberamente a disposizione di tutti alcuni casi e sentenze che meglio dimostrino le loro qualità. Last but not least: chiunque lavoratore della conoscenza (e molti già lo fanno) dovrebbe farsi conoscere nell’unico modo possibile, ovvero mettendo a disposizione di tutti la conoscenza elaborata.
Bisogna iniziare ad elaborare un nuovo ratio economico, il RoK, il Return on Knowledge, basato sul rapporto tra flussi economici ricavati su 3, 5 e 10 anni e conoscenza prodotta e diffusa nel medesimo periodo. Anche se si tratta di due dimensioni non comparabili, si otterrebbe una valorizzazione quantitativa su un arco di tempo congruo. E rimarrebbero fuori dal computo (giustamente) tutte le ricadute aggiuntive e non monetizzabili della conoscenza diffusa
Dopotutto, se per i vini di eccellenza si aspetta decenni per degustarli perché i contenuti di eccellenza dovrebbero avere un ritorno economico immediato?




